Istituto Figlie di San Camillo

L’Ospedale M. G. Vannini, sede di DEA (Dipartimento di Emergenza ed Accettazione) di I livello, opera nella rete territoriale dell’assistenza regionale. Il Sistema di Gestione della Qualità dell’Ospedale soddisfa i requisiti previsti dalla norma UNI EN ISO 9001:2015. La Regione Lazio ha rilasciato all’Ospedale l’Autorizzazione all’Esercizio e l’Accreditamento definitivo dal 28 luglio 2015 con DCA n. 355. Il personale sanitario dell’Ospedale ispirandosi al binomio “scienza nuova carità antica” è orientato all’umanizzazione dell’assistenza al malato e, attraverso il continuo sviluppo della propria professionalità e grazie all’elevata tecnologia delle attrezzature diagnostico-terapeutiche di cui dispone, assicura elevati livelli qualitativi delle cure prestate.

inf.vannini@figliesancamillo.it

Via di Acqua Bullicante, 4

00177 - Roma (RM)

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GIUSEPPINA VANNINI: UNA SANTA ROMANA

GIUSEPPINA VANNINI: UNA SANTA ROMANA

Sarà canonizzata domenica 13 ottobre Madre Giuseppina Vannini, Fondatrice della Congregazione delle Figlie di San Camillo.

Annunciamo con gioia che Papa Francesco ha autorizzato la canonizzazione della Beata Giuseppina Vannini, riconoscendo la validità del miracolo attribuito alla sua intercessione. Il prossimo 13 ottobre sarà proclamata Santa in piazza San Pietro. Romana, nata il 7 luglio in via di Propaganda 16, a due passi da piazza di Spagna è ricordata per essere stata la Fondatrice delle Figlie di San Camillo. Orfana all’età di soli 7 anni, viene affidata alle cure delle Suore Vincenziane nel Conservatorio Torlonia. Dopo essersi diplomata come maestra di asilo, Giuseppina – il cui nome secolare era Giuditta – entra nel noviziato delle Figlie della Carità a Siena. Il Signore aveva per Lei altri progetti ed è così che, nel 1892 all’età di 32 anni, grazie alla proposta del Beato Padre Luigi Tezza Procuratore Generale dei Camilliani, fonda una Congregazione di suore dedite all’assistenza delle persone bisognose di cure: le Figlie di San Camillo. Da quel giorno, in molte parti del mondo, soprattutto in quelle più disagiate è presente una suora con la croce rossa cucita sul proprio abito secolare, pronta a mettersi accanto ad ogni persona malata per condividerne empaticamente la sofferenza, per consolarla, per curarla e per accompagnarla verso una guarigione non solo fisica ma anche spirituale.

Oggi le Figlie di San Camillo operano la propria missione caritatevole in 22 nazioni del mondo. Gestiscono strutture sanitarie di eccellenza in molti paesi d’Europa e dell’America con missioni in Africa ed in Asia, recentemente sono arrivate a Cuba ed in Paraguay. Tra le strutture sanitarie gestite della Congregazione non si può non ricordare l’Ospedale MG Vannini. La Fondatrice delle Figlie di San Camillo con questo nosocomio volle garantire, nell’allora disagiata e povera periferia romana quale quella di Torpignattara, un’appropriata e provvidenziale assistenza sanitaria per tutti, senza esclusioni di sorta. Ed oggi, in un contesto profondamente mutato caratterizzato da una spiccata dimensione multiculturale e multireligiosa, ancor più la volontà della Beata Giuseppina Vannini assume una connotazione dal valore evangelico assoluto.

L’Ospedale Vannini, nato come ambulatorio gratuito per i poveri, nel corso degli anni si è trasformato per poter continuare ad assolvere la propria missione fino a diventare una struttura all’avanguardia e punto di riferimento, non solo per Torpignattara, ma dell’intera città di Roma. Le Figlie di San Camillo, in tutti questi anni di servizio, sono riuscite a coniugare il sempre maggior ricorso alla tecnologia ed alla moderna evoluzione diagnostico terapeutica con l’umanizzazione delle cure, mantenendo la persona malata al centro del loro progetto di cura.

Suor Bernadette Rosoni, postulatrice delle Figlie di San Camillo, in una recente intervista rilasciata a Romasette.it, ha dichiarato: «L’ambito sanitario e la medicina corrono il rischio di lasciarsi prendere dall’evoluzione tecnologica perdendo umanità. Papa Francesco ci richiama all’essenziale. Sono importanti le tecniche avanzate e una diagnostica evoluta ma più importante è la centralità della persona e l’attenzione ai più poveri, ai più bisognosi. È un richiamo forte, c’è questa alta tecnologia da una parte e una persona davanti a te, la necessità quindi è quella di umanizzare la cura, come ricorda il motto del nostro ospedale: “Scienza nuova, carità antica”».

La stessa Superiora Generale Madre Zelia Andrighetti ha sottolineato, in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, come : «l’eccellenza non deve essere fine a se stessa, ma in funzione di un servizio più qualificato e ricco di umanità. La persona deve sempre rimanere al centro dei nostri obiettivi e le varie innovazioni devono o dovrebbero girare intorno al paziente, il quale sarà sempre un fine e mai un mezzo. Le innovazioni tecnologiche da sole non bastano e d’altra parte nemmeno la carità da sola può bastare. È sempre  necessario unire scienza e carità, come ben esprime il motto “Scienza nuova, carità antica” ».