Istituto Figlie di San Camillo

L’Istituto Figlie di S. Camillo testimonia la sua missione cristiana attraverso l’assistenza agli infermi svolta dalle proprie strutture ospedaliere che s’ispirano a principi etico – morali di umanità e professionalità per la tutela della vita.

(+39) 0461 216111

direzione.tn@figliesancamillo.it

Via Giovanelli, 19

38122 - Trento (TN)

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Storia dell’ospedale

Dal 1936 l’ospedale S. Camillo è presente a Trento come casa di cura, da quando arrivarono in città tre suore provenienti da Cremona. Erano suore dell’Ordine religioso delle “Figlie di S. Camillo”, istituito da padre Luigi Tezza (camilliano) e da suor Giuseppina Vannini. La congregazione era stata fondata nel 1892 con i tre voti tradizionali e con quello specifico dell’assistenza ai malati, anche contagiosi. Le tre suore dunque si stabiliscono nel villino De Gregori di via Giovanelli, in otto stanze vuote da arredare completamente. Ma le “figlie di S. Camillo” con la grande croce rossa cucita sull’abito non si perdono d’animo e subito cominciano a far fronte alle richieste di chi chiede assistenza domiciliare.

Dopo qualche mese arrivano altre tre suore infermiere e i locali vengono sistemati, cosicché l’anno seguente poterono essere ricoverate le prime persone anziane non autosufficienti che avevano bisogno di assistenza continua. Il numero dei pazienti però aumentava ed era necessario pensare a una struttura più grande. Dopo ricerche infruttuose in città e non poche difficoltà si decide di restare nello stesso posto affittando anche la casa che stava sul retro dell’edificio originario. II complesso sarebbe infatti diventato il corpo centrale dell’ospedale che oggi, dopo l’ultima ristrutturazione, si presenta del tutto rinnovato, fornito delle più moderne strutture e di tutti i comfort. È ormai lontano il tempo della guerra, quando per un paio d’anni le Camilliane rimasero l’unico presidio ospedaliero di Trento dopo che i reparti dell’ospedale S. Chiara erano stati trasferiti a Pergine e a Tione, mentre in via S. Croce era rimasto soltanto il servizio di pronto soccorso.

Ma quella dei pazienti portati a braccia nel rifugio di via Grazioli mentre suonava l’allarme o dell’assistenza ai più gravi nelle stanze dalle lampade schermate durante i bombardamenti del ‘43 è ormai diventata storia. Fu un avvio difficile eppure pieno di entusiasmo. La Casa di cura rimane tale fino al 1974 quando il S. Camillo diventa “Ospedale generale di zona classificato”. La classificazione è una caratteristica tipica ed esclusiva delle strutture ospedaliere appartenenti agli Ordini religiosi le quali, pur rimanendo a gestione privata, garantiscono gli standard di assistenza, strumentazione, prestazioni e qualità equivalenti agli ospedali pubblici di uguale categoria (tra questi, ad esempio, il Fatebenefratelli di Roma e la “Casa sollievo della sofferenza” di San Giovanni Rotondo). Gli ospedali degli istituti religiosi vengono assimilati agli ospedali dei Comuni e degli altri enti pubblici (la pubblicizzazione era stata avviata con la riforma ospedaliera e sanitaria del 1968, che intendeva così assicurare l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini, senza distinzione di nessun tipo).

Gli ospedali classificati, dunque, gestiscono le proprie funzioni con le stesse prerogative degli ospedali pubblici, mantenendo intatte le caratteristiche originali e il carisma religioso. Per quanto ci riguarda, la responsabilità della gestione fa capo all’Istituto delle Figlie di S. Camillo. Con la legge di riforma sanitaria del 1978 viene confermata la funzione pubblica degli ospedali classificati in quanto presidi operativi delle Unità sanitarie locali. I cittadini possono pertanto usufruirne non solo per il ricovero ma anche per gli esami clinici e per le prestazioni ambulatoriali con le stesse modalità con le quali accedono alle altre strutture della Azienda sanitaria pubblica. Un passo ulteriore viene compiuto nel 1982 quando il S. Camillo diventa equiparato. Grazie a questo ulteriore requisito il personale dipendente è stato parificato a quello che opera negli ospedali generali di zona; gli viene cioè riconosciuta la parificazione funzionale e giuridica. Per i pazienti i trattamenti sanitari ed economici sono uguali a quelli praticati dalle strutture pubbliche.